Alessandra Ghiraldelli | artwork

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Generazioni 3

Category : Exhibition ago 12th, 2013
Generazioni 3

Io….l’altro

Category : Exhibition ago 12th, 2013
Io….l’altro

Regalati l’arte Sostieni la cultura

Category : News mag 12th, 2013

Associazione Prologo in collaborazione con èStoria IX festival internazionale della storia

Banditi Gorizia dal 24 al 26 maggio 2013

 

Regalati l’arte Sostieni la cultura

All’intervento è legata la realizzazione di una serie di grafiche sul tema Banditi e Nora Gregor, realizzate dagli artisti che hanno aderito al progetto espositivo finale che si terrà nel novembre 2013 presso il Palazzo Attems Petzenstein, prestigiosa sede dei Musei Provinciali di Gorizia.

Le grafiche poste in cartella in gruppi di 3 saranno disponibili per l’acquisto durante il festival di èStoria. Tale operazione nasce per autofinanziare parte del progetto e la sua promozione.

 

Artisti presenti

Rossano Bertolo, Massimiliano Busan, Antonio Colmari, Stefano Comelli, Lia Del Buono, Paolo Figar, Sergio Figar, Maurizio Frullani, Paola Gasparotto, Maurizio Gerini, Alessandra Ghiraldelli, Silvia Klainscek, Damjan Komel, Roberto Merotto, Claudio Mrakic, Stefano Ornella, Stefano Padovan, Alessio Russo, Franco Spano’, Lara Steffe

Homo faber (fortunae suae) di Eleonora Gregorat

Category : Text lug 24th, 2011

Anima Montis alessandra ghiraldelliAnima Montis _ tra passato e futuro

“Homo faber (fortunae suae)” all’opera. Più, della  donna, la “pars construens”.

Testo critico di Eleonora Gregorat

 

L’aspetto ludico del “costruire”, con la fatica del costruire, si è depositato e concentrato nell’opera di centinaia di mani in tutti gli insediamenti degli spazi secolari, luoghi passati e ripassati, modificati nel tempo dagli uomini che li abitano. In montagna ogni pietra, ogni soglia, ogni minuscolo orto, nel borgo, servono a ricavare una  dimensione ergonomica  all’insediamento umano perennemente sfidato dalla presenza delle vette e da visioni di cieli e spazi sconfinati. E una specie di frenesia del fare, intensa e libera come un gioco infantile, è probabilmente il meraviglioso contagio che spesso si insinua nelle menti e nei giorni degli ultimi arrivati, “ultimi” anche nel senso di secoli.

In Val Aupa (Moggio Udinese), la breve salita da Dordolla a Fratte e poi a Drentus è lo scenario per le opere di arte ambientale della rassegna ANIMA MONTIS di cui è stata inaugurata domenica 24 luglio la quinta edizione. Rassegna curata da Gianna Genero, Kaspar Nickles e Ernesto Paulin, padroni di casa. Ospiti della rassegna anche gli artisti austriaci: Martin Schöffmann e Gerhald Pilgram che hanno richiamato alcuni visitatori d’oltre confine. “Meditazioni artistiche ed esplorazioni tra natura e cultura tra passato e futuro”, recita il sottotitolo e c’è in effetti, tutto. Le meditazioni, inevitabili nel tempo dilatato di questi luoghi, si esprimono pudicamente, attraverso una “laboriosa” (nel senso di ore di lavoro)  forma di ironia. L’esplorazione porta alla “scoperta” di un’ospitalità veramente cordiale. Natura e cultura, nelle loro accezioni più originarie, sono ancora unite, non antitetiche. Passato e futuro, qui, possono anche sembrare identici.
La salita incomincia con un’opera (Martin Schöffmann) che allude proprio al gusto del gioco, e al tempo spensierato dell’infanzia. A metà della salita s’incontra la Ruota del Moto Perenne di Ernesto Paulin di un’edizione precedente.  Un intreccio di rami sottili, con code di erba secca. La ruota è simbolo dell’eterno ritorno, quindi questo è un mulino a …tempo, anche se sorella acqua gorgoglia nel ruscello sottostante. Ci si imbatte, poi, in una maschera che copre un volto. Si tratta di una scultura di legno chiaro e rivelerà un volto uguale alla maschera. Si tratta dell’opera d’intaglio di Luigi Brolese. Poi, sulla soglia di una porta di ferro verniciata di rosso, una viandante ha lasciato il suo ex voto, con tanto di altare, P.G.R. di Fulvia Spizzo.
Uno stampo per torta con tre piccole iscrizioni in oro e una cadillac rosa. Come negli ex-voto di tanti santuari, il veicolo evoca  immediatamente un’epoca, e qualcuno suggerisce di un incidente occorso al …pasticcere! E si prega “ridendo”  …la grande porta di ferro rossa, che chissà da dove viene… forse è un recupero da un cantiere. Certo qui, nel borgo di pietra, fa la sua figura.
Una grande panca sotto un pero selvatico/addomesticato, al centro del pendìo. Anche qui un bel gioco di proporzioni ne fa un luogo “perfetto” dove sostare. Di quelli che infondono equilibrio e pensieri positivi (ma solo ai buoni, naturalmente). Sosta sotto il pruno selvatico sarebbe il titolo che suggerirei, per strizzare l’occhio all’arte del paesaggio giapponese. L’opera è di Alessandra Ghiraldelli.
Sul prato vicino, l’opera dinamica di Mimmo Mirable, trova un momento di vera magia quando compare un sax, e relativo suonatore. Le girandole-note musicali, incaricate di “rifornire di energia alternativa il nostro spirito”, volteggiano, intercettando il corso del vento.
Poi si arriva all’opera di Manuela Plazzotta che occupa un pendio quadrato. Si tratta dell’Arcaico Teletrasporto, come si può ben vedere. Un cuffiotto da tre kili al centro collegato con delle corde sicuramente ricetrasmittenti a pali che sono sicuramente antenne. Il teletrasportato (si spera) deve indossare il cuffiotto e collegarsi con le forze telluriche attraverso un punteruolo, sicuramente teletrasmittente, teletrasportante e probabilmente tremante, al momento del passaggio. Misteriose destinazioni sono indicate da arcane formule complicate da simboli sconosciuti.
L’armamentario per questo ironico stargate deve aver richiesto non poco zelo. Ore e ore di lavoro tra corde, accette, ferri e pali…mica scherzi! Ma ne valeva la pena, trattasi di donna construens et …ludens! In cima, proprio di fronte a un ghiaione del Grauzaria la Rampa di Lancio di Ernesto Paulin, è l’ultima opera. Anche questa è una costruzione complessa che si apre sulla valle, la navicella sembra una culla, ed è pronta per il lancio. Il rimando è all’arte del grande “carpentiere” Giuliano Mauri, ovviamente, ma questo manufatto non ha nulla di monumentale anzi sembra l’invito a un ritiro intimo, e, al di là dell’ironia, rappresenta comunque il senso una meditativa attesa. Guidati dal maestro Paulin si arriva poi, attraverso un sentiero da mezz’ora di cammino, in quel di Drentus, dove una serie di sdrai con immagini serigrafate, opera dell’artista Gerhald Pilgram, attendono viaggiatori ed eventuali turisti. E’ l’ennesimo invito a “sostare” qui, e non vedo ragione di farsi pregare. Grazie a tutti.

Per info: eleonora.gregorat@gmail.com